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Non mangiare patate verdi e germogliate: rischio intossicazione da Solanina

“Evitare di mangiare patate verdi e patate con molti germogli”: arriva dalla Germania il consiglio diretto ai consumatori ma anche ai produttori/ristoratori che fanno uso di patate. Il BrF, l’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio, recentemente ha riesaminato il rischio associato all’ingestione di glicoalcaloidi, già oggetto di studio in passato.

Secondo il BfR, le patate ancora verdi e quelle con molti germogli, sono particolarmente ricche di glicoalcaloidi, un gruppo di sostanze presenti naturalmente in alcune piante per difendersi da parassiti e microorganismi. Si tratta però di composti tossici per l’uomo, se assunti in grandi quantità. Una di queste sostanze è la Solanina che non dovrebbe superare i 100 mg/ kg in patate fresche, per una dose tollerabile di 0,5 mg per kg di peso corporeo. L’ingestione di livelli elevati di solanina può provocare nausea, mal di stomaco, vomito, diarrea e a volte febbre, raramente alterazioni respiratorie e cardiache.

Nel recente documento pubblicato dall’istituto tedesco, sono state elencate alcune misure preventive, finalizzate a ridurre il rischio di intossicazioni da glicoalcaloidi e in particolare da Solanina e nello stesso tempo finalizzate a ridurre le alterazioni e lo spreco degli ortaggi.

1) Conservare le patate al buio e in un luogo fresco e asciutto
2) Le patate verdi, vecchie o con molti germogli non sono adatte al consumo e sono dunque da scartare
3) Dove possibile rimuovere la parte verde o il germoglio
4) Se si sceglie di consumare le patate con tutta la buccia, selezionare solo patate fresche e senza alterazioni esterne
5) Evitare di far consumare ai bambini patate con la buccia
6) Non consumare patate se ci si accorge del loro sapore amaro

Allergeni: dal 9 Maggio multe salate per chi non è in regola

Il 9 maggio 2018 è entrato in vigore il D.Lgs. 231/2017 che adegua la normativa nazionale alla normativa europea (Regolamento UE 1169/2011) e sanziona le violazioni e le irregolarità con lo scopo di informare adeguatamente i consumatori. La normativa prevede multe dai 3.000 ai 24.000 euro (con la possibilità di ridurre la sanzione pecuniaria fino ad un terzo per le microimprese) per ristoranti, agriturismi, ma anche bar, mense e in generale per ogni esercizio di somministrazione di alimenti e bevande che omette di indicare per iscritto, in modo chiaro e immediato, la lista di allergeni presenti negli alimenti somministrati e/o venduti. L’operatore deve fornire al cliente un registro, denominato agenda degli allergeni, oppure riportare le avvertenze direttamente sul menù o altra modalità come cartelloni. L’importante è che tale comunicazione sia scritta, facilmente reperibile dai consumatori e dalle autorità di controllo.

Il Dr. Bulla Antonino realizza Libri degli ingredienti e allergeni ed etichette alimentari su misura per ogni attività che produce, vende o somministra alimenti. Tale adeguamento è incluso nel servizio completo di consulenza sull’Haccp ed è comprensivo di specifica cartellonistica sia per vetrina che per esterno.

Certificazione BRC/IFS: la chiave d’accesso alla Grande Distribuzione Organizzata

Quando si parla di BRC e IFS si fa riferimento a due fondamentali standard, a livello internazionale, per la certificazione di qualità nella filiera di fornitura di prodotti alla GDO “Grande Distribuzione Organizzata”. La differenza sostanziale è che lo standard BRC è nato in Inghilterra mentre l’IFS è uno strumento equivalente emesso dai più importanti nomi della Grande Distribuzione tedesca, francese e italiana.

Nel primo caso, l’acronimo BRC sta per British Retail Consortium, vale a dire il consorzio della GDO britannica. Lo standard tecnico che prende questo nome è il quello richiesto ai fornitori che vogliono entrare nel mercato GDO inglese.Il BRC si basa su standard di qualità che interessano l’HACCP, l’ambiente di lavoro e i controlli sul prodotto e processo.

Lo standard IFS “International Food Standard”, invece, è uno standard internazionale condiviso dalle filiere della GDO agroalimentare francese e tedesca. Con esso, si richiedono ai fornitori della filiera il rispetto di alcune norme igieniche e di buone prassi nei processi, valide a garantire un buon livello di sicurezza e di qualità. Anche in questo caso, il produttore o il distributore che garantiscono lo standard IFS, dichiarano di curare una gestione basata sui principio HACCP, sul rispetto della normativa alimentare, gestione del personale e di verificare la qualità dei processi e dei prodotti.

Sia nel caso dell’istituzione dello standard BRC che dello standard IFS, l’obiettivo è stato quello di rispondere al progetto quadro indicato dalla GFSI (Global Food Safety Initiative). Di fatto, le due norme sono allineate e prevedono, per la certificazione alcuni principi cardine in comune.

I due standard sono in continuo aggiornamento per essere al passo con gli aggiornamenti dei Regolamenti ma anche per contrastare le frodi. La Certificazione BRC/IFS ha ovviamente una serie di vantaggi per l’azienda:

• Accesso ai propri mercati di riferimento nella maggior parte dei Paesi europei
• Relazioni più solide con i propri Fornitori
• Maggiore trasparenza
• Aumento della fiducia da parte dei Consumatori
• Semplificazione della produzione
• Controllo dei processi interni e minimizzazione dei rischi
• Dimostrazione approccio pro-attivo per la Sicurezza Alimentare.